Fiat, la più amata dai trader?
10
novembre 2008
La più "amata" dai trader, investitori
italiani e non? La Fiat, senza ombra di dubbio. Ovvio, il
concetto di "amore" non dev'essere inteso in senso stretto: molti
avranno anche "shortato" il titolo, cioè avranno puntato sul suo
ribasso. Tuttavia i dati di Borsa Italiana, sono chiarissimi: la turn-over velocity,
ovvero la velocità con cui le azioni passano di mano, della società
guidata da Sergio Marchionne, nei primi nove mesi del 2008,
è pari al 1.056,72%.
Se si considera che un rapporto di
turnazione, su base annua, del 100% indica che almeno una volta
l'intero capitale è passato di mano ben si può capire quanta
operatività si è concentrata sulla casa automobilistica torinese. Un
interesse confermato anche dal controvalore totale dei contratti:
124,469 miliardi di euro. Due cifre di gran lunga più grandi di
tutte quelle che caratterizzano le altre big del listino. Al secondo
posto troviamo Tiscali, che può vantare una turn-over
velocity del 667,34%, e il cui valore degli scambi è "solo" di 6,402
miliardi. Sul terzo gradino del podio, infine, si piazza Parmalat
(rapporto di turnazione del 374,61% e 9,923 miliardi di controvalore
nei contratti). Subito dopo, a poche incollature, la medaglia di
legno è ad appannaggio di Seat Pagine Gialle: 366,83% di turn
over velocity e 3,024 miliardi di controvalore.
Fiat "Über Alles"
«È uno dei titoli - spiega Sergio
Pigoli, presidente di Pigoli Associati - che da sempre ha
un'alta rotazione del capitale, e questo per vari motivi». Vale a
dire? «In primis, perché nell'immaginario collettivo è il maggiore
titolo industriale italiano. Inoltre, va ricordato che il Lingotto è
oggetto di un'intensa attività di arbitraggio con altre case
automobilistiche straniere o con le stesse holding che costituiscono
la catena di controllo del gruppo». Non a caso, infatti, le Ifi
privilegio hanno un turn-over superiore al 130 per cento. Di più:
Fiat è un titolo molto volatile. «Il suo Beta è 1,21 - afferma
Pigoli - Ciò vuol dire che amplia più che proporzionalmente, sia al
ribasso sia al rialzo, i suoi movimenti. Ed è una "manna" per il
trading di brevissimo periodo che spinge la turnazione del
capitale». Ma non esiste anche un "effetto Marchionne"? «Non credo.
Questo poteva essere valido per l'anno passato quando le azioni
salivano. Attualmente, nonostante i rumors di disimpegno da parte
del "risanatore" dell'azienda, l'effetto Marchionne è più limitato»
Gli altri big.
Prima tra le grandi di Piazza Affari,
ovviamente dopo Fiat, è UniCredit. La banca guidata da
Alessandro Profumo può vantare una velocità sugli scambi delle
azioni del 336,97% con un valore dei contratti di 153,784 miliardi.
Un dato, quest'ultimo, che non deve stupire: è ovvio che, nonostante
il valore più basso della turn over velocity, la maggiore "ampiezza"
dei pezzi fa sì che la ricchezza scambiata in Borsa molto alta,
anche superiore a quella della Fiat. Più limitato il turn-ovre,
invece, di Intesa Sanpaolo: 185,31% a fronte di un
controvalore degli scambi del 75,425 milairdi di euro. Un'indizio,
quest'ultimo, della minore pressione che oggettivamente la banca
guidata da Corrado Passera ha subito negli ultimi tempi.
Chi si muove poco.
La profonda crisi dei mercati, che
porta con sé alta volatilità e tendenzialmente una maggiore
rotazione del capitale, non vuole però dire gioco-forza una più
ampia turn-over velocity. Ne sa qualcosa il Credito Bergamasco.
L'istituto di credito, seppur inserito da Borsa Italiana nelle blue
chip (titoli con una capitalizzazione superiore al miliardo) ha un
rapporto di turnazione su base annua dell'1,66 per cento. Nei primi
nove mesi dell'anno il controvalore degli scambi sui suoi titoli è
stato di 23,447 milioni. Insomma, una banca abbandonata in fondo al
listino che non interessa più di tanto ai trader.
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Fonte IL SOLE 24 ORE